Voti scolastici: numeri, lettere, colori…qual è la scelta migliore?

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Ad ogni nuovo anno scolastico, si fa un gran parlare di voti e verifiche. Chi sostiene il primato indiscusso dei numeri (in varie scale, da 1 a 10, da 1 a 30, da 1 a 100 e chi più ne ha, più ne metta!); chi afferma che il sistema americano delle lettere è meno “traumatico”; chi utilizza le faccine (sorridente, piatta, triste) o i colori (verde, arancio, rosso, come il semaforo) per portare un po’ di allegria e rendere il momento della valutazione un po’ più divertente.

Ma qual è la scelta migliore?

Dobbiamo considerare un concetto molto importante: cosa vuol dire “valutare”?

La valutazione, riassumendo e semplificando, misura le prestazioni dell’alunno, l’efficacia degli insegnamenti e la qualità dell’offerta formativa, e fornisce le basi per un giudizio di valore che permette di prendere migliori decisioni sul piano pedagogico e sul piano sociale.

Detto questo, per offrire una buona valutazione, a mio parere, bisogna innanzitutto strutturare in modo corretto le prove di verifica. Una buona scheda di verifica (indipendentemente dal fatto che sia somministrata in ingresso o che sia formativa o sommativa) deve appoggiarsi su una solida griglia di valutazione, oggettiva. Questo significa che qualunque insegnante somministri la prova, i risultati degli alunni saranno ugualmente valutati.

Non sempre è possibile valutare in modo assolutamente oggettivo (non si può, ad esempio, con i testi o con i disegni). Quindi come fare?

La mia soluzione è quella di associare più prove e più modi di valutare: non limitiamoci ad assegnare il testo, ma associamolo a prove strutturate (cioè quelle a risposta multipla, o a crocette, o a completamento…). Inoltre, proviamo a trovare dei criteri oggettivi anche in quelle verifiche che sembrano interpretabili più liberamente. Per esempio, in un testo scritto possiamo verificare, oltre alla correttezza grammaticale, la struttura corretta del periodo (soggetto e verbo concordano?) o la corretta punteggiatura. Se facciamo una lista di questi aspetti, possiamo rendere la prova un po’ più strutturata.

Infine, dobbiamo sempre riservare due momenti per spiegare la valutazione agli alunni. Un momento prima della prova, per illustrare la distribuzione del punteggio (che dobbiamo riportare sempre al termine di ogni esercizio, per far capire all’alunno il “peso” di quella parte); un momento (possibilmente individuale) durante la consegna della verifica corretta, per spiegare come siamo giunti ad assegnare quel voto.

Conclusione

Che si scelga di valutare attraverso i numeri, le lettere, le faccine o i colori, il risultato non cambia. Sono tutte scale di valutazione: dire “hai svolto una prova da 10” o dire “hai svolto una prova da A” o mettere un fantastico smile verde…è uguale! 

Anche a me piace mettere faccine o colori sulle verifiche, ma il voto non cambia. Evito di scrivere voti sulle verifiche dei bambini piccoli, ma prima o poi nella loro carriera scolastica arriveranno al punto di vedere scritto un voto sul foglio, quindi non comprendo la repulsione verso la valutazione numerica.

A mio parere, quello che dovremmo sempre fare è associare questa valutazione ad un nostro giudizio (possibilmente scritto), in cui spieghiamo quali sono i punti critici della prova e, soprattutto, come migliorare.

Infine, aspetto più importante: chiarire e ripetere fino allo sfinimento che il voto è temporaneo e relativo ad una prova. Non facciamo sentire giudicato il bambino, e -soprattutto- assicuriamoci che sia convinto del fatto che quel voto non lo abbiamo dato a lui, ma al foglio che ci ha consegnato e che quel voto è temporaneo e non definitivo!

Voi cosa ne pensate? 😉

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